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E basta

Da 3 settimane che studio come un pazzo, e mi sembra già troppo. Non sono più abituato a queste cose.

Ah, come mi mancano le birre tranquille nei bar della vita. Un po' sole, un po' (più) di caldo, il mare e la birra. Questa bruta vita dello studiare/lavorare mi stanca.

Ma non possiamo far niente. Tradurre il mondo, credo sia questo il mio scopo. Credo.

Guardo il fiume dalla finestra, le luci che rispecchiano sull'acqua, sento i rumori delle macchine, il chiacchierare perso dei nottambuli, il grido sordo della malinconia.

Lì, dove un giorno navigavano imperi, eroi, navi mercantili antiche. Lì, nel famoso fiume dell'antichità, oggi un souvenir turistico di un'epoca che non c'è più. Lì, davanti a me, corre la disperazione verso il mare, e sparisce in un abisso profondo, scuro e senza ritorno.

Era il tempo, annegato. Non sapeva nuotare contro la corrente.

Lezione di grammatica italiana

Il master prosegue, ma oltre allo studio di testi teorici specifici alla traduzione, ho acquistato la Nuova grammatica italiana, scritta da Giampaolo Salvi e Laura Vanelli, e nelle ore più buie, quando le tenebre avvolgono le vite pisane, mi dedico allo studio della lingua di Dante.

Per memorizzare meglio tutto ciò che ho letto e sto ancora leggendo, faccio qui un breve riassunto dell'Introduzione della grammatica. Ovviamente senza nessun esempio o approfondimento, sennò dovrei riscrivere tutto il libro, e in questo senso posso ammettere di essere un tanto pigro.

1. ENUNCIATO: Quando parliamo, emettiamo sequenze di suoni a cui sono associati dei significati. Chiamamo queste sequenze di suoni ENUNCIATI. Possono essere analizzati in base agli elementi che li compongono: fonemi, che si organizzano in parole, che a loro volta si organizzano in unità maggiori cui diamo il nome di frasi.

2. PAROLA: E' costituita da un morfema libero o da una sequenza di morfemi legati che si comporta come un morfema libero.
Il morfema invece è la più piccola unità linguistica dotata di significato.

3. FRASE: In base al concetto di costruzione grammaticale, possiamo definire la frase come una combinazione di parole governata da regole.

4. MORFOLOGIA E SINTASSI: In base ai concetti di parola e frase, possiamo suddividere lo studio della grammatica in due grandi domini: MORFOLOGIA, che studia come i morfemi legati si combinano per formare parole; e SINTASSI, che studia come le parole si combinano per formare le frasi.

5. SINTAGMA E PROPOSIZIONE: Due unità intermedie tra le parole e la frase, sono anche conosciute come COSTITUENTI.

I Sintagmi sono sequenze di parole che si comportano come delle unità, e ci sono vari criteri per decidere se una sequenza di parole costituisce un sintagma o meno: il criterio dello spostamento, il criterio della sostituibilità, il criterio dell'enuncuabilità in isolamento, il criterio della coordinabilità.

Inoltre, i sintagmi possono essere classificati a seconda del loro elemento princiale o testa, che è quell'elemento che ne determinale proprietà sintatiche fondamental, ossia: sintagmi nominali, sintagmi verbali, sintagmi aggetivali, sintagmi preposizionali e sintagmi avverbiali.

La Proposizione o Frase Subordinata è l'unità frasale che svolge, in una frase più ampia, la stessa funzione che vi svolgerebbe un sintagma.

6. FRASE SEMPLICE E FRASE COMPLESSA: Frase semplice è quella frase in cui tutti i costituenti sono dei sintagmi. Frase complessa è quella in cui almeno uno dei costituenti sia una proposizione.

7. ELEMENTI NUCLEARI ED EXTRANUCLEARI (no, non parliamo qui di Ahmadinejad)
Una costruzione grammaticale è formata da elementi nucleari (in genere obbligatori) e da eventuali elementi extranucleari (facoltativi.)

La prossima volta vi scriverò le ultimi parti, dall'8 all'11.

Dopo la prima lezione: considerazioni sul futuro

Le prime due lezioni mi hanno cambiato l'umore di un modo incredibile. Sentimenti di euforia e depressione si avvicendavano nella mia testa ogni 5 minuti, mentre taciuto, guardavo tutto quello che accadeva all'intorno e sentivo le parole dei maestri.

Mi spiego. L'euforia veniva ovviamente del tema del master, che mi piace davvero, e si chiama letteratura. La letteratura è quello mi fa passare il tempo senza mai dare l'impressione di sprecarlo, cosa che l'internet e la TV non lo fanno per me. Essendo un argomento piacevole, diviene meno stancante accompagnarlo.

Dall'altra parte, invece, la depressione e la voglia di lasciar perdere tutto arriva quando mi rendo conto che, nonostante io ce l'ho fatta a essere ammesso al master, ancora mi manca una conoscenza più concreta, diciamo così, della cultura, della letteratura e, principalmente, della lingua italiana. E questo è indispensabile per andare avanti.

Da quando ho saputo di essere stato ammesso, tutti i miei giorni sono stati trascorsi in questa altalena di emozioni, tra la felicità e l'angoscia, la gioia e la disperazione, la certezza e il dubbio.

Il tutto peggiora ancora quando mi ricordo il costo di tale master. Non è certamente una cifra piccola che si può dire "vabbè, provo comunque, se non ce la faccio, pazienza". Purtroppo non è così. Forse la mia paura venga di un eventuale spreco di soldi e tempo.

Ma dicono che i soldi sono stati creati per spenderli. E il tempo è una cosa così astratta, così assurda, che non si sa in realtà se esiste o meno.

Finisco qui, perché adesso devo tornare a tradurre alcuni poeti per la prossima lezione: T. S. Eliot, W. H. Auden ed Ezra Pound. Tutti pazzi. Come me.

Sono tornato

Ok, allora tutti già sappiamo che il nostro vecchio amico Tipos non sarà più chiuso. Però, avevo già fatto rinascere un mio antico blog, e non ho voglia di cambiare un'altra volta.

Non so se voi, fantasmi miei, sapete già che ce l'ho fatta a superare l'esame di ammissione al master qui a Pisa. Sarà una bellissima sfida questa, tradurre dall'inglese all'italiano, anche perché non è che il mio italiano sia perfetto. Mi manca la pratica quotidiana dello scrivere, anche un po' di vocabolario, eccetera.

Quindi ho deciso di usare questo blog per esercitare il mio italiano. Scriverò cose che c'entrano con il master, altre che non c'entrano nulla, insomma, scriverò in italiano. L'indirizzo del blog ufficiale di allora è in uno dei post precedenti.

Ho deciso di cominciare parlando (in realtà, scrivendo) di un testo che ci è stato consigliato come lettura preliminare della prima lezione del master, che si terrà questo venerdì. Si tratta di un testo in inglese (vedo che la maggior parte dei testi che leggerò d'ora in avanti saranno nella lingua di Shakespeare) e proverò a tradurne e/o spiegarne le parti principali nell'idioma di Dante. Il titolo è Traducendo cultura vs. traduzione culturale, e l'argomento mi è parso interessante. L'autore è Harish Trivedi.

Il saggio comincia delineando un panorama della storia recente della traduzione, il posto che occupava prima (come disciplina secondaria, della Linguistica e abche della Letteratura Comparata) e l'interesse che ha suscitato nello scorso secolo fino a diventare una disciplina vera e propria, chiamata in inglese Translation Studies, che qui traduco come Studi di Traduzione.

L'autore cita vari libri che sono stati importanti per far diventare la traduzione un fenomeno più rilevante. Molti tra questi libri da lui elencati devo leggerli anch'io per il master.

Piano piano tutto comincia a chiarirsi, cioè, impariamo (e io sono particolarmente d'accordo) che tradurre non è semplicemente una sostituzione di parole con lo stesso significato in due diverse lingue, bensì "una complessa negoziazione tra due culture. L'unità della traduzione non è più una parola o una frase o un paragrafo o una pagina o perfino un testo, ma insomma tutto il linguaggio e la cultura di cui il testo è stato costituito" (p.3)

Poi c'è una parte in cui l'autore parla di un filosofo indiano chiamato Homi Bhabha e di una sua opera "L'ubicazione della cultura" (sto leggendo anche questa, però solo un capitolo, e comunque è quasi illeggibile), in cui con frasi lunghe e prolisse spiega qualcosa che sto cercando di capire, ma parla di postcolonialismo (che infatti è l'oggetto principale del master: la letteratura, il teatro, il cinema, la saggistica di testi postcoloniali).

Insomma, posso dire che quello che ho capito, mi è piaciuto. Il resto devo ancora rileggerlo con un po' più di pazienza domani e vedremo se da tutta questa prolissità ci si può cavara qualcosa.

Nova casa

Pinga nimim

Era um pingo que caiu no meu olho, enquanto eu caminhava apressado às 7h38 da manha, logo apòs uma madrugada de trabalho chuvosa que parecia nao terminar mais. A chuva caìa desde as 21h do dia anterior, alguns minutos antes de eu me acordar de um cochilo providencial. Meus olhos queriam manter-se fechados.

Acordei a contragosto. Agua gelada na cara pro choque térmico inicial de qualquer dia de trabalho. No meu caso, noite. Um copo (d'àgua, nao d'uìsque). O trabalho, a chuva.

A madrugada passou lenta. A chuva rumorejava pelas janelas. O pé da àgua. O relògio, estupefato, paralisou-se. Eu olhava atravès do vidro o rio sendo molhado pela chuva. O rio passou. A chuva diminuiu. O trabalho, enfim, està dito e feito.

Fui embora. A chuva parecia ter cessado. Foi quando olhei pro céu, e o pingo caiu no meu olho. Pisquei, mas meus olhos jà se piscavam do sono.

O pingo foi apenas a gota d'àgua.

Nova mudança de casa

Esses dias mudei de casa aqui em Pisa. Dos distantes 15 minutos de bicicleta pro trabalho, vivendo com um povo meio mala, agora estou apenas 3 minutos a pè, no meio do centro de Pisa, rachando a casa com uma galera buona gente e com vista pro Rio Arno da minha janela.

Mas terei que mudar de casa de novo. Mas de casa virtual.

O tipos vai acabar.

Muita gente que me le (muita nesse caso quer dizer umas 3 pessoas) nao sabe o que é o Tipos. Explico: Tipos é uma comunidade de blogs, onde està incluso este blog que voce le no momento. E ela vai terminar, e com ela o meu blog.

Como antes daqui ja tive dois endereços de blogs, resolvi reativar o mais recente, cujo ultimo post foi em 14 de novembro de 2007, quase dois anos atràs.

E o endereço é esse aqui: http://assimfalhouzaratustra.blogspot.com/

Salvem nos favoritos. Quando eu tiver uma folga também salvarei todos meus textos do tipos em algum lugar, seja qual for. Ou nao.

Mas a verdade é outra e diversa.

Da inutilidade


"...muita coisa inútil na vida da gente serve como esse táxi: para nos transportar de um ponto útil a outro"
C. Lispector in "Aprendendo a viver"

O fim dos tempos

Eu olho o monitor
e me perco

A internet é uma merda
a computaçao em geral
nos aniquila mais ràpido
com a anestesia da informaçao

e nao sentimos
que morremos

e nao vemos o tempo passar
na frente da tela

os dias se repetem
assim como as URLs
Eu me repito

Sao logins a todo canto
eu canto
senhas
aos quatro ventos

comunidades, mais
de trezentos

a internet é o prenùncio
do fim dos tempos

e o resto
sao outros quinhentos

What is the meaning of meaning?

Mamma mia! Segunda eu volto a procurar emprego como provador de colchões...

Estava eu lendo o livrinho da Teoria e storia della traduzione, e após uma das elucubrações do autor sobre Cícero, ele termina com a questão acima, que acabo de descobrir faz parte do estudo da linguística e me lembra alguma coisa de semiótica, já devidamente relegada ao esquecimento e ao olvido de meu cérebro.

Não sei como era no original em francês, mas na versão italiana está escrito "Cos'è il senso?" e em seguida, em inglês como o título deste post.

Fiquei pensando. Só pra traduzir aquele pedacinho de 6 palavras já descobri no mínimo umas quatro formas. Poderia ser como no italiano "O que é o sentido?" ou "O que é o significado?". Mas achei demasiado simplório, sem substância. Tem a possibilidade de traduzir como "Qual é o significado do significado?" ou então "O que significa o significado?". "O que quer dizer o significado?". Enfim, inúmeras opções.

Confesso que eu já sabia um pouco que as traduções eram assim, mas quanto mais leio sobre o assunto, mais vejo que a obra traduzida pode sofrer sérias alterações dependendo de como o tradutor interpreta a intenção do autor.

Nessas horas sempre lembro do título de um livro do Umberto Eco, que está na lista de meus próximos livros a ler: "Dire quasi la stessa cosa" em português "Dizer quase a mesma coisa", que trata exatamente da tradução.

Imagino a dificuldade em traduzir a obra de alguém já morto, sem a possibilidade de questionar o que o autor queria dizer com aquilo. E a tradução da poesia cada vez mais se revela um embuste na minha concepção. Como você pode traduzir Dante, que escreveu com versos métricos e rimas em uma outra língua, mantendo ainda assim os versos métricos e as rimas, sem mudar o conteúdo?

Como traduzir uma poesia em alemão, meu deus?

Pode-se imaginar o que acontece com um texto quando ele é traduzido a partir de uma outra tradução?

Textos em línguas latinas são mais fáceis, indubitavelmente. Se pode até conseguir coerência, algumas vezes até na poesia. Mas e o árabe, japonês, chinês e outras línguas orientais? E o russo? E o eslovaco?

Questões como essas surgiram enquanto eu traduzia uns resumos acadêmicos do português pro inglês pro meu primo cobaia Eduardo, jornalista e mestrando em Porto Alegre. Cito o exemplo que me marcou. Dizia ele que "neste trabalho vamos passear pelas vertentes de tal assunto". A primeira vontade que surge é a tradução literal. Muitas vezes funciona, porque existem termos similares. Mas se neste caso eu escrevesse um passeio pelas vertentes, creio que o sujeito que lesse em inglês pensaria em um piquenique com a família nas vertentes de um rio, algo do gênero. Porque no português vertente tem esse outro significado, mas no inglês, niente.

Aí vem o que muitos tradutores usam aconselham e que também, à medida que estou me aprofundando no assunto, começo a concordar. Devemos primeiro depreender o significado, para então traduzi-lo.

Mas e daí eu pergunto, cara-pálida: o que significa o significado?

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